Futurismo e Futurismi

alla Fondazione Magnani una mostra tra parola, segno e colore

La Fondazione Magnani di Lomello ha ospitato la mostra “Futurismo e Futurismi. Parola-Segno-Colore”, curata dall’Ammiraglio Giosuè Allegrini.

Realizzata in collaborazione con il Collegio Universitario F.lli Cairoli di Pavia, la rassegna ha celebrato la principale avanguardia storica italiana, nata il 20 febbraio 1909 con Filippo Tommaso Marinetti, la cui famiglia era originaria dell’Oltrepò. L’iniziativa si è inserita nel quarantesimo anniversario della storica mostra “Futurismo e Futurismi”, allestita nel 1986 a Palazzo Grassi a Venezia, che segnò un passaggio fondamentale nella riscoperta internazionale del movimento futurista.

Il percorso espositivo ha approfondito il portato storico e culturale del Futurismo, seguendone gli sviluppi nelle neoavanguardie e postavanguardie del Novecento, con particolare attenzione alla Linea Sintetica dell’arte, nota anche come filone Dada-Futurista. In questo contesto sono stati presentati, tra gli altri, riferimenti alla Poesia Concreta e al Nuovo Futurismo, messi in dialogo con alcuni protagonisti dell’area postmoderna dada-futurista.

La mostra è stata resa possibile grazie a prestiti provenienti da importanti collezioni pavesi, italiane e internazionali, con opere giunte anche dalla Spagna e dagli Stati Uniti, oltre a lavori appartenenti alla storica collezione del Collegio Universitario F.lli Cairoli.

Il percorso si apriva con una premessa divisionista affidata a un’opera del 1885 di Giuseppe Pellizza da Volpedo, per poi attraversare i diversi momenti del Futurismo storico, con opere e testimonianze legate a grandi maestri come Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Gino Severini, Luigi Russolo, Filippo Tommaso Marinetti e Fortunato Depero. La sezione dedicata all’Aerofuturismo ha incluso riferimenti a Bruno Munari, Gerardo Dottori, Tullio Crali e ad altri protagonisti.

Particolare rilievo è stato dato anche alla presenza femminile nel movimento futurista, con una storica opera degli anni Dieci della russa Alexandra Exter, accanto alle “pavesi” Regina Cassolo Bracchi e Barbara, pseudonimo di Olga Biglieri.

La ricerca verbo-visuale e tipografica futurista è stata rappresentata da volumi e opere come “Depero futurista”, noto come il libro imbullonato, “L’arte dei rumori” di Luigi Russolo e “Les mots en liberté futuristes” di Marinetti.

La rassegna ha poi proseguito il proprio itinerario lungo le neo e postavanguardie del Novecento, con il “Plano Piloto para Poesia Concreta” del collettivo brasiliano Noigandres e con opere di Augusto De Campos, Carlo Belloli, Sarenco e Adriano Spatola. Il Nuovo Futurismo è stato rappresentato da lavori di Marco Lodola, Innocente e dei Plumcake — Cella, Pallotta e Ragni — fino all’area postmoderna, con opere di Mattia Moreni, Davide Nido, Giuseppe Chiari e del collettivo neofuturista Dusty Eye, presente con “La maniglia della prospettiva totale”, datata 2025.

Un percorso che ha attraversato oltre un secolo di sperimentazioni artistiche, mettendo in relazione il Futurismo storico con le sue successive riletture e trasformazioni.

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